
Promuovere l’immaginazione, l’espressione e la meraviglia con l’approccio reggiano:
“I 100 linguaggi dei bambini.” — Loris Malaguzzi Nella filosofia reggiana i bambini sono visti come forti, curiosi e pieni di potenzialità. Non sono vasi vuoti in attesa di essere riempiti, ma individui capaci che esprimono il loro pensiero in innumerevoli modi. Questo approccio all’educazione, nato nell’Italia del dopoguerra, mette al centro il bambino come co-costruttore di conoscenza, qualcuno che apprende attraverso l’esplorazione, la comunicazione e la creatività. Qual è l’approccio reggiano? Sviluppato nella città di Reggio Emilia negli anni ’40 sotto la guida dell’educatore Loris Malaguzzi, questo approccio enfatizza la creatività, la collaborazione e l’ambiente come parte fondamentale dell’apprendimento. Al centro della filosofia c’è la convinzione che i bambini comunichino e comprendano il mondo attraverso “cento linguaggi”: movimento, disegno, costruzione, conversazione, gioco drammatico e altro ancora. Piuttosto che imporre risultati fissi, gli ambienti ispirati a Reggio offrono materiali ed esperienze aperte. I bambini sono incoraggiati a seguire i loro interessi, fare domande e sviluppare le loro idee nel tempo. Gli insegnanti agiscono come collaboratori e osservatori, documentando il processo di apprendimento e fornendo provocazioni per approfondire il pensiero. La ricerca alla base dell’apprendimento basato sull’espressione Le neuroscienze educative supportano molti dei principi di Reggio Emilia. Gli studi dimostrano che